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Il 60% del mondo non può ancora accedere ad Internet

Immagine “Mapping the Digital Divide” di Gregor Aisch

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Il 37% degli italiani

non possiede nemmeno un pc!

Ma ne vengono buttati per 20'000 tonnellate l'anno

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I nostri figli studiano ancora su carta da deforestazione

Solo meno del 6% può usare un e-book reader

Lo stato del Divario Digitale

Nota: tutti i dati riportati a seguire appartengono all’indagine Istat “Cittadini e nuove tecnologie“, pubblicata il 18/12/2014

Internet è il più importante strumento di comunicazione e interazione sociale: in Italia sono altissimi gli usi per l’invio di posta elettronica, chat e scambio di informazioni attraverso Social Networks.
3 internauti su 10 lo usa per relazionarsi con le Pubbliche Amministrazioni, soprattutto per gli adempimenti fiscali, burocratici, medici e scolastici.
Quasi la metà lo usa per l’e-banking, lo shopping e la prenotazione di vacanze e pernottamenti.

Ma se è di una medaglia al progresso quello di cui stiamo parlando, allora c’è un altro lato, quello composto dal 37% di Italiani che non hanno Internet, e il 55% di loro non saprebbe nemmeno come usarlo.
Ammontano a quasi 22 milioni le persone che non lo hanno mai utilizzato: tra le motivazioni vi sono la mancanza di conoscenze, i costi troppo alti, l’insicurezza per la tutela della privacy e la mancanza della connettività.
In quanto a utilizzo di tale tecnologia siamo i terzultimi in Europa, seguiti da Bulgaria e Romania.

Eccezion fatta per le Università, le biblioteche e le Istituzioni in generale, fuori dalle grandi città la nostra connettività percorre chilometri di vecchie infrastrutture a doppino, famose per la pessima qualità e la scarsissima manutenzione.
Soprattutto in provincia vi sono moltissime aree (vedi mappa dettagliata) non raggiunte neanche dal segnale telefonico cellulare e, presto detto, per moltissimi l’accesso all’informazione è nettamente preclusa.
Esistono fondi e programmi istituzionali di tutte le salse, che prevedono il riammodernamento e il potenziamento delle infrastrutture di comunicazione, ma tra malaffare, promesse politiche e interessi distorti a farne le spese è sempre il cittadino, che tra il 2013 e il 2014 ha visto un miglioramento medio di accesso ad Internet di un misero 3,3%…

Uso del pc

3-5 anni 22%
6-10 anni 53%
11-14 anni 80%
15-17 anni 86%
18-19 anni 89%
20-24 anni 84%
25-34 anni 78%
35-44 anni 73%
45-54 anni 64%
55-59 anni 51%
60-64 anni 41%
65-74 anni 21%
75 anni e più 5%

Uso di Internet

3-5 anni 0%
6-10 anni 44%
11-14 anni 81%
15-17 anni 91%
18-19 anni 94%
20-24 anni 89%
25-34 anni 83%
35-44 anni 76%
45-54 anni 66%
55-59 anni 52%
60-64 anni 42%
65-74 anni 21%
75 anni e più 4%

La soluzione? Fare a meno del filo.

Se il principio dei problemi è dovuto al “cavo”, molto costoso e di difficile gestione, basta semplicemente sostituirlo con delle antennine radio direzionali che, a bassa emissione e sopra i tetti delle case, consentono di trasportare la connettività là dove non viene servita dagli Operatori di Servizi Internet.
In altre parole, invece di chilometri di cavi interrati o su palo (con amplificatori, centraline, ripartitori ecc…), dei semplici ponti radio in linea d’aria percorrono distanze molto inferiori (ma possono arrivare fino a 50km), godono di prestazioni migliori (fino a 1Gbps simmetrico) e si trovano facilmente in commercio a prezzi sostenibili anche da un singolo individuo.

In realtà, la tecnologia è già molto nota: già da decenni tutto il mondo assiste alla creazione spontanea delle Wireless Community Networks, ovvero di cittadini che rivendicano il proprio accesso all’etere installando da sé gli apparati per collegarsi col proprio vicino e diventare così parte di una Rete di vicinati.
Questo fenomeno è stato ufficiosamente riconosciuto come la quinta Internet, in quanto sistema autonomo di rete per scambio dati.
Rimane il problema dell’accesso al resto di Internet, quello cioè interconnesso al mondo e nel quale sono concentrati tutti i servizi principali.
Per le Community Networks, che sono decentralizzate e libere da gerarchie, dal punto di vista tecnico il traffico dati Internet può essere banalmente considerato un servizio come altri (ad esempio VoIP, chat, giochi “online” intranet ecc…), se non fosse che non essendo entità giuridica costi e responsabilità vengono demandati ai “donatori di banda”, cioè a coloro che condividono generosamente (ma anche rischiosamente) la propria connessione.
Per quanto nobile, la condivisione gratuita di Internet snatura le Community Networks dalla loro essenza: ciò che nasce come progetto tecnico sperimentale per rivendicare l’uso dell’etere, spinto anche dai problemi del Digital Divide, viene distorto e risucchiato dal vortice del “nuovo modo per avere Internet gratis”, con tutte le conseguenze del caso…

Forti di queste esperienze abbiamo deciso di porre rimedio a questo caos generalizzato: sempre con scopi no-profit e in completa trasparenza, attraverso una Rete Wireless dedicata ci offriamo come utile gateway di supporto per le persone che soffrono del Divario Digitale, aiutando così indirettamente anche le Community Networks a liberarsi dei problemi legati alla condivisione di Internet.

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